CI SARÀ IL NASTRO TRICOLORE, MA IL LATTE NON SARÀ ITALIANO

 

Chi volesse evitare il latte tedesco o olandese, che ampiamente importiamo, dovrà andare a cercare la vera origine tra le parole più piccole, magari sul fondo della confezione

 

Il 19 aprile entra in vigore il decreto sull’etichettatura d’origine obbligatoria per i prodotti lattiero caseari, ma una circolare del Ministero dello sviluppo economico autorizza a etichettare come «Prodotto in Italia» o «Made in Italy» anche il latte di provenienza estera. È infatti previsto nel testo ministeriale che nell’etichetta compaia «l’indicazione Made in Italy nel caso in cui il Paese di trasformazione sia l’Italia».

Secondo lo ‘spirito della norma’ che era stato ampiamente conclamato alla fine dello scorso anno con l’annuncio di una ‘storica’ battaglia italiana vinta contro l’Europa, sulla confezione dovrà essere scritta la provenienza della materia prima, quindi se l’origine è da un altro Paese Ue. Peccato però che, certamente in bella vista sulla confezione, la scritta «Made in Italy» sarà apposta da tutte le aziende operanti nel settore con una sede in Italia.

Il Codice doganale comunitario, infatti, scrive esplicitamente che: «le merci alla cui produzione contribuiscono due o più Paesi o territori sono considerate originarie del Paese o territorio in cui hanno subito l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata».

In definitiva, l’industria è libera di utilizzare espressioni che italianizzino il prodotto, anche se la materia prima risulta importata.

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