L’ETICHETTA MADE IN ITALY VALE IN ITALIA 5,5 MILIARDI (+2,3)

Secondo GS1 e Nielsen, un prodotto alimentare su quattro dichiara esplicitamente la sua italianità garantendo così origine, sicurezza, difesa delle tipicità e tradizioni

 

Non sono poi molti i prodotti alimentari per i quali è obbligatorio indicare l'origine della materia prima: dapprima erano solo l'olio extra vergine d'oliva, le uova, il miele e alcune carni; recentemente è arrivato l’obbligo anche per il latte e i suoi derivati; ora è stato firmato il decreto che tra sei mesi porterà in Italia l’indicazione per il riso, il grano e la pasta.

L’indagine condotta da GS1 e Nielsen va oltre l’idea dello scarso patriottismo del quale sono accusati gli italiani sottolineando come a tavola la preferenza accordata ai prodotti che in etichetta esaltano la natura nazionale dei prodotti unisca un po’ tutte le generazioni. La segnalazione o l’enfatizzazione dell’italianità sulle confezioni, realizzate usando claim o immagini, sono frutto di una precisa scelta di comunicazione che si inserisce nella crescente preferenza espressa dai consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari “Made in Italy”.

GS1 Italy e Nielsen hanno estrapolato dai 41 mila prodotti presenti nel loro database quelli che riportano sulla confezione claim come “Made in Italy”, “product in Italy”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” e loghi quali “IGP”, “DOP” e “bandiera italiana”. Tra tutte queste dizioni e simboli, vince la bandierina tricolore, presente sul 14,6% dei prodotti, seguita dalle dizioni “prodotto in Italia” (12,2% dei prodotti) o “100% italiano” (1,9% dei prodotti). Gli over 50 preferiscono i Dop e gli over 65 gli Igp, mentre i giovani si fermano all'acquisto del prodotto italiano.

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