SE L’ETICHETTA È ‘GIUSTA’, ANCHE I GIOVANI MANGIANO VERDURE

Non basta spiegare che non fanno ingrassare e che fanno bene: una ricerca dimostra che sono gli aggettivi più ‘aggressivi’ quelli che innalzano il consumo dei prodotti dell’orto

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Standord ha fatto leggere ad alcuni studenti universitari una denominazione casuale diversa di quattro piatti di verdure identici. Le etichette presentavano quattro diversi testi:

·       una descrizione di base con parole semplici;

·       un’avvertenza sulla mancanza di componenti poco salutari come lo zucchero o il grasso;

·       un tag per individuare le proprietà positive salutari come vitamine o antiossidanti;

·       un breve slogan accattivante, come, per esempio, chili dinamite e barbabietole piccanti di stagione.

I ricercatori hanno poi osservato gli studenti a mensa e hanno pesato quante verdure gli studenti mettevano nei loro piatti in relazione ai 4 diversi contenuti descrittivi. Si è così evidenziato che le verdure con le etichette più ‘aggressive’ hanno ottenuto il 25% in più delle scelte dei ragazzi, rispetto a quelle con etichette con una semplice descrizione di base, e hanno anche provocato un aumento del 23% del peso totale delle verdure che sono state introdotte nei piatti.

«I nostri risultati – ha precisato Bradley Turnwald, ricercatore psicologo a Stanford – suggeriscono che l’enfatizzazione dei principi salutari può non essere un approccio efficace e potrebbe invece essere migliore quello di sottolineare le componenti più attraenti e saporite del cibo. Questo significa che possiamo aiutare a combattere l’epidemia di obesità e il concetto diffuso che i cibi sani non sono gustosi, cambiando le parole della descrizione in etichetta».

 

 

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