UNA SCIENZA DECIDE COSA SCRIVERE IN ETICHETTA PER AVER SUCCESSO

Realizzato correttamente il ‘framing’ riesce ad orientare chi deve scegliere verso la decisione desiderata: tra i vari fattori campeggia la ‘positività percepita’ dal consumatore

 

Alcuni esempi sono più espliciti e comprensibili di ogni teoria. Cominciamo dal caso dell’olio di palma: una campagna infarcita di fakenews, come spesso accade sui social, ha messo in giro la voce che farebbe male alla salute e favorirebbe la distruzione dell’ecosistema mondiale. Malgrado molti medici abbiano spiegato che l’olio di palma fa male alla salute quanto il burro, prodotto naturale ma che certamente non può essere utilizzato senza moderazione.

Ma la campagna virale ha prodotto sugli scaffali dei supermercati è stato un fiorire di etichette con

la dicitura “senza olio di palma”. Arischiare di essere travolta è stata la Nutella che però il 2 giugno scorso ha vinto in appello a Bruxelles la causa contro Delhaize: secondo i giudici, la concorrente belga, facendo credere che la propria cioccolata spalmabile fosse migliore perché priva di olio di palma, ha alterato il comportamento del consumatore.

 

Un altro esempio? Due produttori di yogurt X e Y propongono due prodotti sostanzialmente identici, yogurt magri: il produttore Y vuole evidenziare nell’etichetta il basso livello di grassi, solo il 20%; il produttore X riporta in grande evidenza sull’etichetta il fatto che lo yogurt è magro all’80 %. La maggioranza delle persone preferisce X: “perché dovrei comprare uno yogurt grasso?” si chiede il consumatore davanti ai due prodotti sostanzialmente identici.

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