istamina vino

ANCHE IL VINO ENTRA NELLA ‘FAMIGLIA’ DEI PRODOTTI ‘SENZA…’

In etichetta diventa protagonista l’istamina, ma il consumatore si informi seriamente se l’indicazione ha un carattere significativo per la propria salute

È molto vivace in questo periodo la pubblicità di un vino a basso contenuto di istamina. Non si tratta di una novità assoluta sotto il profilo enologico, se non perché questo fattore viene utilizzato in termini di marketing. E come per altri prodotti ‘senza…’ il consumatore è portato a ritenere che si tratti di una indicazione ‘salutistica’: non so cosa sia l’istamina, ma se non c’è, è meglio!

L’istamina è una cosiddetta “ammina biogena” e potrebbe avere un’azione negativa sulla fisiologia dell’organismo, in particolar modo nella mediazione delle allergie: chi ne soffre sa bene che la terapia prescritta è a base di “antistaminici”.

L’istamina è presente nei vini rossi in una concentrazione che va dai 2 ai 10 mg/litro; più alto è l’affinamento e il tenore di tannini nell’uva, maggiore è il suo contenuto. Una classica porzione di 200g di pesce, equivale in termini di assunzione di istamina a più di “3 litri” di vino di medio affinamento. Come spiega un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Teramo, il rischio di reazioni tossiche legate all’istamina, dipende quindi dalla composizione di tutto il pasto, non solo dal consumo di vino.

 

I vini a basso contenuto di istamina garantiscono una concentrazione inferiore agli 0,5 mg/litro: al di là dei danni complessivi che produrrebbe l’assunzione di un quantitativo di vino tale da raggiungere una concentrazione di istamina media considerata sicura è inferiore ai 100 mg/kg, è comunque bene precisare che tutte queste considerazioni sono relative a soggetti sensibili all’ammina biogena.

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