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La pandemia ha cancellato ovviamente ogni cosa, tra cui anche la “crociata” contro la plastica. Quanta ne è
stata usata in questi giorni di emergenza sanitaria (guanti, mascherine, presidi sanitari, ecc.) e ciò basterà a
sottrarla alla gogna sociale, cui sembrava destinata? Il tutto era scoppiato qualche mese fa sull’onda
emotiva delle isole di plastica e delle microplastiche presenti nei mari. Vero, ma la colpa è del materiale o
di chi scriteriatamente lo abbandona nell’ambiente? Basta in questi giorni guardare con attenzione i bordi
delle strade per trovare guanti di plastica, sfilati da qualche irresponsabile; ma nessuno oserebbe
proibirne l’uso. La verità è che bisognerebbe puntare decisamente verso le plastiche riciclabili in una logica
di sostenibilità, perché il materiale, di per sé, è riutilizzabile più volte (non comunque in eterno).
D’altronde, è tanto meglio abbandonare nell’ambiente bottiglie di vetro? E quale costo ecologico ha in
alternativa l’uso di derivati dalla cellulosa? Domande semplici, che non ci si vuole porre, perché è più facile
colpevolizzare un materiale che mettere in discussione gli stili di vita (nascono persino le borracce griffate
in sostituzione delle plebee bottigliette…). La deriva, nel caso, è planetaria, ma inItalia non è mai scattato il
grande amore con un prodotto, come il moplen, nato dall’ingegno del chimico d’Imperia, Giulio Natta,
Premio Nobel per la chimica nel 1963. Il moplen entro’ nel linguaggio popolare grazie al Carosello con il
comico, Gino Bramieri (e mo’, e mo’, e mo’….moplen!); questa plastica ha rivoluzionato il mondo, ma non è
bastato a cambiare le sorti industriali del nostro Paese, fino ad essere ceduta nelle mani straniere della
Basell (Basf+Shell). Ed oggi, invece di tutelarne orgogliosamente le origini, la ripudiamo come colpevole di
tutti i mali ecologici. In realtà, ha solo bisogno di adeguarsi ai tempi e, nonostante tutto, non tradisce: alla
chiamata risponde con sicurezza di risultato. Rispettiamola, perché la difesa dell’ambiente è solo
responsabilità nostra!