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Si chiama Pollica, in provincia di Salerno, la “capitale” del Cilento, individuato dall’Unesco come comunità
emblematica, dove “la Dieta Mediterranea è ancora viva, trasmessa, protetta e celebrata, riconosciuta
come parte del patrimonio culturale immateriale condiviso”.
Dieci anni fa, infatti, il 16 Novembre 2010, a Nairobi in Kenya, l’apposito Comitato Intergovernativo della
Convenzione Unesco approvava l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale
Immateriale.

Veniva così riconosciuto il valore di pratiche trasmesse di generazione in generazione in 7 Paesi (Cipro,
Croazia, Marocco, Grecia, Spagna, Portogallo e naturalmente Italia) bagnati dallo stesso mare,
sottolineando come la Dieta Mediterranea fosse “molto più che un semplice elenco di alimenti. La Dieta
Mediterranea promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e
delle festività, condivise da una data comunità e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze,
canzoni, massime, racconti e leggende. Si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità e garantisce la
conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle
comunità del Mediterraneo”.

Pur con le limitazioni dell’emergenza Covid, l’Italia festeggia il decennale della Dieta anche per ribadire che
tale patrimonio alimentare va tutelato, salvaguardato, protetto. Per questo, il Ministero delle Politiche
Agricole Alimentari e Forestali ha annunciato l’impegno a creare l’Ufficio per la Dieta Mediterranea, un
portale web dedicato, uno specifico programma di comunicazione istituzionale anche in vista di Expo Dubai,
iniziative di educazione alimentare nelle scuole.

Un impegno significativo. Perché siamo convinti della straordinaria forza e rilevanza di questo patrimonio. E
perché riteniamo che trasmetterlo alle nuove generazioni sia un compito necessario a cui non vogliamo
sottrarci”.