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Il 22 Marzo è la Giornata Mondiale dell’Acqua, una risorsa, che da elemento vitale è diventata asset
economico di crescente importanza; basti pensare a quanti interessi gravano su ogni goccia: dopo quelli
per il nostro dissetarci, ci sono quelli agricoli (l’84% del “made in Italy agroalimentare” abbisogna di
irrigazione), idroelettrici, produttivi (quanta acqua ci vuole per produrre un’automobile o un paio di jeans?),
turistici, sportivi… In questi giorni, molti parleranno d’acqua, asserendo che l’acqua va risparmiata e che
dobbiamo imparare dagli israeliani (questo è il topic del momento…).

Al proposito, è bene sapere che proprio gli israeliani, al pari di altri Paesi mediterranei e di altri maestri dell’idraulica come gli olandesi, vengono periodicamente in Italia a studiare il nostro modello di gestione idrica del territorio, perché in
Israele hanno compiuto davvero un miracolo, rendendo fertili zone desertiche, ma la nostra situazione
fortunatamente è radicalmente diversa. L’Italia, pur con le conseguenze della crisi climatica, rimane un
Paese idricamente felice, dove cadono mediamente 1000 millimetri di pioggia all’anno.

Il nostro problema, quindi, non è fare il miracolo di trasformare in produttivo un terreno arido, bensì di utilizzare al meglio i talenti dovuti ad una situazione ambientalmente fortunata. In Italia, cioè, l’acqua non va risparmiata tout
court, ma va usata con oculatezza per irrorare territori, che rendono irripetibili i nostri paesaggi. Chi non lo
capisce, rischia di pregiudicare caratteristiche peculiari come i prati stabili, le marcite, i fontanili, le
risorgive, i colori delle campagne: vale a dire aspetti, che ci fanno invidiati nel mondo.