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Dopo 14 mesi ed i richiami per una procedura di infrazione comunitaria anche la Commissione Agricoltura
del Senato, dopo l’omologa realtà della Camera, ha approvato il disegno di legge per proibire nella grande
distribuzione le aste elettroniche a doppio ribasso, vale a dire la possibilità che dopo una prima raccolta
delle migliori offerte, un’azienda possa bandire una seconda asta a partire dal prezzo più basso della
prima. Evidentemente ciò induce la rincorsa al ribasso, comprimendo i costi di produzione a discapito dei
salari di lavoratori e braccianti o della qualità delle materie prime; abbattere i prezzi in maniera
insostenibile per gli agricoltori genera anche terreno fertile per il caporalato che, secondo il rapporto
dell’Osservatorio Placido Rizzotto, ha riguardato nel 2020 oltre 180.000 lavoratori.

Una filiera agroalimentare sostenibile deve invece prevedere un giusto riconoscimento economico, che remuneri i
costi di produzione, permettendo così l’adozione di tecniche agricole compatibili con l’ambiente e la tutela
dei diritti dei lavoratori. Il disegno di legge recentemente approvato prevede, in caso di violazione, sanzioni
comprese tra 2.000 e 50.000 euro fino anche alla sospensione dell’attività commerciale per 20 giorni.
Inoltre vengono introdotti limiti alla pratica del sottocosto, vale a dire la vendita di un prodotto ad un
prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture di acquisto; questa opzione potrà essere consentita solo
per campagne programmate e concordate con i fornitori oppure quando si avvicini la data di scadenza del
cibo in vendita.
Insomma, lo sbandierato “affarone” nella spesa non può essere a carico solo di alcuni attori
della filiera ed il consumatore deve esserne consapevole; quindi risparmiare sì, ma con testa e cuore.